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Tra il desiderio di vacanza e le inquietudini del nostro tempo, l’estate invita a riscoprire il valore del silenzio, della solidarietà e della speranza. Un’occasione per guardare al futuro con fiducia e responsabilità.


Una delle stagioni più amate e desiderate dell’anno è certamente l’estate. Anche se altre stagioni offrono ugualmente interessanti possibilità, ma l’estate, calda di sole e di prospettive vacanziere, è proprio l’unica ad affascinare piccoli e grandi. Magari una vacanza fantastica non sarà possibile per tutti, e per vari motivi, non escluso quello economico. Con i tempi che corrono bisogna proprio fare i conti con una certa sobrietà. Ma c’è sempre la possibilità di organizzarsi un tempo, poco o tanto che sia, in alternativa ai nostri impegni quotidiani. Sarà una gita a fine settimana al mare o in campagna o in montagna, oppure da parenti o amici; o godersi la propria città in quegli aspetti che non abbiamo mai notato; oppure andare a trovare qualcuno che sappiamo non ha più nessuno. Largo alla fantasia.

Un altro aspetto del tempo disponibile per una vacanza, potrebbe essere quello di stare un po’ con noi stessi. Spento il cellulare e company per un po’ di ore, godersi la compagnia del proprio sentire la vita in noi e attorno a noi. Il silenzio parla dal profondo del nostro essere. “Chi sono? Dove vado dopo questo tempo sulla terra? A cosa serve la mia vita? C’è Qualcuno che mi ama, che ha voluto la mia vita, e a cui rivolgermi?”. Ed è bellissimo sentirsi vivere, pensare, amare il tutto che ci circonda, e cercare notizie sul Creatore di tanta bellezza e meraviglia profusa nell’universo, di cui noi occupiamo una piccola parte.

Purtroppo, col miraggio di una vacanza compare anche l’immagine di guerre, violenze e sopraffazioni varie che angustiano tanta gente nel mondo. C’è da chiedersi, ma chi progetta e accende guerre e distruzioni di popoli (perché di questo si tratta), questi signori riescono a dormire la notte con tutti quei morti sulla coscienza? E sono migliaia di vite spezzate: bambini, giovani, adulti, anziani che urlano il loro dolore come il sangue innocente di Abele.

Il nostro tempo non è il peggiore tra i tempi andati. Ma lo sentiamo bruciare sulla nostra pelle, sul nostro “oggi” e ne abbiamo sconcerto. Eppure, tutti sappiamo per esperienza che niente è per sempre; tutto ha un inizio ma anche una fine. L’umanità è sempre sopravvissuta alle tante tragedie della storia. “Non fatevi rubare la speranza!”, esortava Papa Francesco. E aveva ragione, è la speranza che tiene in vita il futuro. E c’è un esercito, spesso invisibile ma operante, di persone che hanno il coraggio di fare qualcosa perché la pace non rimanga soltanto una speranza. È vero che bisogna confidare nell’aiuto del Signore anche in queste tragedie, quindi la preghiera per l’aiuto di Dio è importante. Ma c’è anche una frase del grande Sant’Agostino, che dice: “Chi ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”, come a sollecitare la cooperazione umana nel risolvere i nostri problemi, anche le guerre e tragedie affini. Una foresta dove venti contrari si danno battaglia reciproca sotto una tempesta di tuoni e grandine, alla fine rimane un campo distrutto. Tronchi abbattuti, strage di giovani virgulti, sentieri cancellati, uno sfacelo. Ma sotto la fitta coltre di una apparente distruzione riemerge incorrotta la vita. E la foresta rinasce. Magari lentamente, ma rinasce con tutte le sue ricchezze vitali. Ed è così per i Popoli in apparenza cancellati dalla storia, che riemergono da tragedie spaventose prive di umanità, vittime di poteri furiosi e malefici. I venti della storia, talvolta, riscoprono nuove energie e la vita ritorna. Ma non senza l’intervento di “operatori di pace”: dai Capi delle Nazioni, su cui grava la responsabilità di interi popoli, a ogni coscienza umana che avverte l’urgenza del nostro tempo. Ricomporre insieme una rete di giustizia, di solidarietà, di inclusione per costruire un futuro di pace e di tranquillità per tutti.

E progettiamo pure le vacanze!

Beatrice Immediata